top of page
TITOLO.jpg

Lo scopo dell’arte è questo: stupire delle persone e ispirarne altre per continuare ad alimentare il tutto.

 

Marlon Brando, James Dean, Alfred Hitchcock, Bob Dylan, John Lennon sono persone speciali che non solo ci hanno fatto compagnia nei momenti brutti o belli ma sopratutto sono stati linfa vitale per altre persone, predisposte e nate per questo, ad alimentare una produzione di cose da leggere, da ascoltare o da guardare. Questo dovrebbe fare ogni artista, nel nostro caso, nel campo della fotografia: ispirare.

 

Nel mio piccolo non ho mai fatto una foto per raccontare un momento ma per raccontarlo a modo mio. Molti storceranno il naso, ma volenti o nolenti, ho inventato un genere fotografico che prima non c’era. Conferire una notazione artistica ad un genere fotografico che notoriamente era solo descrittivo. 

 

Vai a un concerto di Bjork e fai una foto e il risultato è Bjork che canta. Nel mio caso vado ad un concerto di Bjork e la foto che esce è un quadro astratto di Bjork che canta. Non succede sempre e non succede nella stessa modalità, certe volte è una foto “strana” altre volte è più “normale” ma ha comunque un significato che va oltre la documentazione.  Perché fare delle foto semplicemente per descrivere un momento? Lo fanno già in tanti.

 

E’ importante dare un quadro personale della propria visione. Quello che succede quando vai a vedere un quadro ad una mostra. Qualcosa su cui discutere. Ed è comunque, nelle sue forme, ogni volta diverse, sempre riconoscibile. Ed ecco qui un altro elemento fondamentale, la riconoscibilità. Vedi una foto e riconosci subito chi è il fotografo, a prescindere da chi o cosa ha fotografato. E qui scatta il collegamento con l’ispirazione di cui parlavamo prima. Rielaborare.  L’arte deve essere fonte di ispirazione per essere rielaborata e fatta tua. Se c’è una cosa peggiore di fare una foto senza anima è copiare una foto. La parola chiave è : ispirazione. Com’è successo ai Rolling Stones con Chuck Berry, o Joaquin Phoenix con Marlon Brando o Francoise Truffaut con Alfred Hitchcock. Continuare il percorso, alimentare il fuoco.

Il panorama della fotografia musicale oggi è avvilente. La tecnologia ha sicuramente avvicinato tantissimi alla fotografia ma con tante controindicazioni.

E’ tutto così fuorviante! Da una parte pensi che tutti sappiano fare delle fotografie grazie a queste macchine fotografiche tecnologicamente avanzate ma dall’altra parte si sono menù all’interno di una macchina completamente inutili. Una gara legata alla prestazione ma lasciando fuori tutto quello che è legato alla composizione ma soprattutto all’originalità. Una marea di fotografie uguali e senza senso.

 

Perché non mettere questi fotografi in un ambiente pieno di arte e di situazioni che permetta loro di fare delle scelte? Cinque minuti sotto un palco e guardare le foto dei propri colleghi non bastano. Serve un ambiente, stimoli e confronti. Lo stesso motivo per il quale Andy Warhol fondò la Factory. Un ambiente predisposto dove la gente possa fare domande, avere delle risposte, ma soprattutto condividere perplessità e stare a contatto con altri e l’arte in generale. Vi pare normale che ci siano fotografi in giro che non hanno mai visto “Blow Up” di Antonioni o ascoltato un disco dei Velvet Underground? Nella sua Factory la gente vedeva lavorare Andy ma sopratutto metteva gli altri in una condizione di continua ispirazione e collaborazione tra loro e alla fine uscì ad esempio Basquiat. Un genio. Non era Andy Warhol. Era qualcosa di diverso ma probabilmente la Factory lo aveva ispirato.

Quindi in questa Factory, la “SixFactory”, apro qualcosa che ha un nome istituzionale più semplice da comprendere per tutti: “l’accademia della fotografia musicale”. La chiamo accademia per due motivi.

Il primo perché dobbiamo sempre riconoscere la storia e ricordarci chi eravamo, l’altra, perché da amante del tennis ho sempre amato quei posti che in America chiamano “Academy” dove tutti i giovani tennisti vanno a cercare fortuna, tipo da Nick Bollettieri (chi ha letto “Open” di Andrè Agassi sa di cosa parlo) dove sono usciti Andrè, la Capriati e tanti altri.

 

Questo posto sarà un luogo di ispirazione, come nel caso della Factory di Warhol, di allenamento, come per le Academy dei tennisti ma sarà soprattutto la fabbrica di Willy Wonka e solo 6 persone a semestre avranno il loro Golden Ticket.

 

Si parte dal 4 ottobre. La Factory è al Quadraro, a Roma. E quel luogo sarà messo a disposizione per queste 6 persone, per 6 mesi e verrà diretto da me. Non c’è un programma ben definito. Ogni giorno ci saranno delle esperienze che ne porteranno altre. E’ un posto dove fare le foto con tutta l’attrezzatura necessaria, editarla, svilupparla, stamparla, dove ascoltare un vinile, suonare un piano o una chitarra, vedere un film. Dove c’è tutto il necessario.

Queste 6 persone devono avere delle qualità e la predisposizione alla collaborazione. Una cosa che negli ambienti sotto il palco spesso, in passato, è mancata. Quella sensazione di competizione che non ho mai compreso. Qui si sta insieme per capire se potete alimentare un processo creativo. Se volete godervi il viaggio.

 

ANNO ACCADEMICO 2023/2024 - CANDITATURE CHIUSE - NEXT 2024/24

 

L'accademia è un associazione culturale riconosciuta. Non ci si guadagna. Il costo è quello preciso per alimentare il tutto. La funzione di un associazione culturale è proprio questa. Quella di alimentare l’arte. Abbiamo tutti bisogno di un posto del genere. Soprattutto ora.

bottom of page